Il vizio di Cutrone e la sgroppata di Zapata

Una carezza in un pugno
Ma non vorrei che tu a mezzanotte e tre stai già pensando a un altro uomo. In realtà Conte non ha dormito tutta la notte pensando solo a lui, il nemico Josè. Nel bel mezzo del pomeriggio assolato di Old Trafford, il Manchester United aveva vinto una partita giocata a cicci e broccioli con il Chelsea e Mou aveva deciso di accomiatarsi accarezzando il tricologico testino di Antonio. Va bene tutto ma la carezza no, ha detto Conte guardandosi allo specchio prima di andare a letto, dove poi non ha dormito. Ha stretto in una morsa il cuscino tra le braccia e sussurrato una laica preghiera: “Cattivo come adesso non lo sono stato mai.”
Nato gol vizio
Cutrone segna gol come se avesse fatto sempre quello, ancora prima di imparare a camminare. Si palesa dal nulla, un serpente nel deserto. Ha occhi svegli, lucenti e sorpresi come se guardasse la vita per la prima volta. L’istinto lo porta e non è rilevante in quale modo esprimersi. A tratti marionetta, si coordina in frazioni di tempo impossibili. Prevede senza vedere, intuisce senza comprendere. Non si ferma mai a guardare, corre in cerca dello spazio, di un’avventura. Il vento che lo spinge è come una tempesta senza direzioni precise ma di cui si ha la certezza della fine. La palla dentro la porta, la quiete improvvisa.